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| "Spedizioni in tutto il mondo" | "Acquista on line" santi - madonne | Richiedi informazioni | Ultimo aggiornamento: 3 Maggio 2008 |
| Statue classiche: gipsoteca | |||
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San Francesco, l'apostolo
della povertà, nacque ad Assisi nei primi del 1182 da Pietro di Bernardone,
agiato mercante di panni e dalla nobile Giovanna detta “la Pica”, di origine
provenzale.
In omaggio alla nascita di Gesù, la religiosissima madonna Pica, volle
partorire il bambino in una stalla improvvisata al pianterreno della casa
paterna, in seguito detta “la stalletta” o “Oratorio di s. Francesco
piccolino”, ubicata presso la piazza principale della città umbra. La madre
in assenza del marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza,
lo battezzò con il nome di Giovanni, in onore del Battista; ma ritornato il
padre, questi volle aggiungergli il nome di Francesco che prevarrà poi sul
primo. Questo nome era l'equivalente medioevale di 'francese' e fu posto in
omaggio alla Francia, meta dei suoi frequenti viaggi e occasioni di mercato;
disse s. Bonaventura suo biografo: “per destinarlo a continuare il suo
commercio di panni franceschi”; ma forse anche in omaggio alla moglie
francese, ciò spiega la familiarità con questa lingua da parte di Francesco,
che l'aveva imparata dalla madre. Crebbe tra gli agi della sua famiglia, che
come tutti i ricchi assisiani godeva dei tanti privilegi imperiali, concessi
loro dal governatore della città, il duca di Spoleto Corrado di Lützen. Come
istruzione aveva appreso le nozioni essenziali presso la scuola parrocchiale
di San Giorgio e le sue cognizioni letterarie erano limitate; ad ogni modo
conosceva il provenzale ed era abile nel mercanteggiare le stoffe dietro gli
insegnamenti del padre, che vedeva in lui un valido collaboratore e l'erede
dell'attività di famiglia. Non alto di statura, magrolino, i capelli e la
barbetta scura, Francesco era estroso ed elegante, primeggiava fra i
giovani, amava le allegre brigate, spendendo con una certa prodigalità il
denaro paterno, tanto da essere acclamato “rex iuvenum” che lo poneva alla
direzione delle feste.
San Francesco viveva in
povertà con i compagni laggiù nella pianura e che spesso saliva in città a
predicare il Vangelo con il permesso del vescovo, augurando a tutti “pace e
bene”; nella primavera del 1209 aveva predicato perfino nella cattedrale di
S. Rufino, dove nell'attigua piazza abitava la nobile famiglia degli
Affreduccio e sicuramente in quell'occasione, fra i fedeli che ascoltavano,
c'era la giovanissima figlia Chiara. Colpita dalle sue parole, prese ad
innamorarsi dei suoi ideali di povertà evangelica e cominciò a contattarlo,
accompagnata dall'amica Bona di Guelfuccio e inviandogli spesso un poco di
denaro. Nella notte seguente la Domenica delle Palme del 1211, abbandonò di
nascosto il suo palazzo e correndo al buio attraverso i campi, giunse fino
alla Porziuncola dove chiese a Francesco di dargli Dio, quel Dio che lui
aveva trovato e col quale conviveva. Francesco, davanti all'altare della
Vergine, le tagliò la bionda e lunga capigliatura consacrandola al Signore.
Poi l'accompagnò al monastero delle benedettine a Bastia, per sottrarla
all'ira dei parenti, i quali dopo un colloquio con Chiara che mostrò loro il
capo senza capelli, si convinsero a lasciarla andare. Successivamente Chiara
e le compagne che l'avevano raggiunta, si spostò dopo alterne vicende, nel
piccolo convento annesso alla chiesetta di San Damiano, dove nel 1215 a 22
anni Chiara fu nominata badessa; Francesco dettò alle “Povere donne recluse
di S. Damiano” una prima Regola di vita, sostituita più tardi da
quella della stessa santa. Chiara con le compagne, sarà l'incarnazione al
femminile dell'ideale francescano, a cui si assoceranno tante successive
Congregazioni di religiose.